giovedì 5 gennaio 2012

La firma, un onore.





Ispirata da annunci di questo tipo (ma ce ne sono tanti altri: man mano che li trovo li metto qui, non temete: lo sputtanamento è democratico)

(Qui)

ho capito, finalmente, che firmare un proprio articolo è un onore. Cioè, se non ti pagano, ma almeno ti permettono di far sapere al mondo che sei stato tu, tu e nessun altro a dare un valore aggiunto al sito/blog di turno, se non ti pagano, ma nemmeno permettono che altri si prendano meriti che non hanno, c'è solo da ringraziare!

E basta con le menate da rompicazzo perfettina e un po' frustrata che si trova a leggere queste cose mentre va ingenuamente alla ricerca di lavoro su internet: insomma che importanza ha se esiste una figura, quella del ghost writer, che - ovviamente al di fuori delle nostre lande, per lo più - esiste, ha una sua consistenza di fronte al mondo e di fronte al fisco, è fatta di nomi e cognomi (perché il ghost writer non è un tesserato della P2, è una persona che per lavoro scrive testi che altri utilizzeranno e non deve nascondersi, non ruba e non fa nulla di male) ed appartiene ad una realtà fatta di stipendi, anche? Non importa. Qui non si viene pagati ma la strada per la gloria è lì, ci aspetta a braccia aperte e dita medie sollevate. Su questo ci metto la firma. E anche sul mio blog.



Ornella Balsamo

3 commenti:

  1. bah. Preferisco essere pagata.

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  2. Quella del firmare gli articoli scatenò anche la mia attenzione tempo fa, anzi mi sa te la girai proprio, o forse no (neuroni al pascolo mode on). E' mattanza indicibile

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  3. Che schifo. Finché si continua a spacciare lo scontato per privilegio, questo non potrà mai diventare un Paese decente.

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