lunedì 12 marzo 2012
Oh I, oh, I'm still alive
Hey, sono ancora viva. Ma ora ho un nuovo blog, ho un doppio blow job se vogliamo, dedicato al non lavoro e agli annunci merdosi. Quindi non mi sono dedicata con assiduità a questo, spero di riparare presto. Intanto mi spammo da sola e ve lo segnalo: date un'occhiata se vi va. http://blog.ctzen.it/lefaremosapere/
mercoledì 1 febbraio 2012
Tutto il mondo è paese, più o meno.
Elenco di sottotitoli per questo post (non so sceglierne uno):
A scrivere una bella mail che ha suscitato in me una grande curiosità (ed alcune riflessioni) è Sascha, una ragazza bella, brava ed intraprendente, che ha studiato e girato un bel po' prima di trovare "la sua dimensione". Gestisce un bel blog, "Coffee and heels", che seguo con piacere pur non essendo esattamente un'esperta o appassionata di moda. È nata in Russia e cresciuta in Svezia, a Stoccolma. Si è spostata più volte, prima a Los Angeles per un breve periodo, poi di nuovo in Svezia e poi, toh, è venuta qui in Italia. Ha studiato moda a Firenze ed è anche stata a Milano (tappa obbligata nella vita di chiunque, a quanto pare). Insomma, si è data da fare ed il suo impegno, il suo talento, sono stati ricompensati: adesso lavora! Ma come mi ha scritto lei stessa, al momento lavora come "web editor in una multinazionale di e-commerce di moda. Peró la strada per arrivarci é stata tutt'altro che facile!". Se l'unico scoglio fosse la facilità, forse sarebbe un mondo migliore. Ad ogni modo, ecco a voi le due simpatiche disavventure accorse a Sascha (in Italia) e alcune domande e risposte sul sistema lavorativo svedese. Stupore annesso e connesso.
Storia sfortunata nr 1
"Avevo trovato un annuncio per "Responsabile Showroom" e ho pensato: veramente io voglio scrivere, ma nel frattempo, uno showroom non é male. Tanto per non morire di fame. E farmi magari un po' di contatti.
Arrivo, é uno showroom di arredamento, molto bello, in centro a Milano. Mi accoglie una dei proprietari. Le solite domande, studi, lingue, esperienze.Mi chiede se io ho delle domande. Io chiedo, naturalmente, (tra l'altro) del tipo di contratto e della retribuzione.
La risposta: dopo i primi tre mesi, da 1000 a 1200 euro mensili (...quindi...? sono 1000 o 1200? E soprattutto da cosa dipende?), peró i primi tre mesi sono "stage con rimborso spese".
Insisto per sapere a quanto ammonta il rimborso spese. Risposta: "sui trecento, trecentocinquanta euro, beh, sulla carta, il resto te lo diamo in mano "cosí", mica siamo cattivi, noi." Ah.
E come mai si inizia con tre mesi di stage? Risposta: "é una prova, dobbiamo sapere se la persona va bene". Mi pento di non aver chiesto se avessero mai sentito parlare dei contratti a tempo determinato (retribuiti), la modalitá di prova che ho visto utilizzare in tutti i miei precedenti posti di lavoro, in Italia e all'estero...forse ho dimenticato di dire che la figura che cercavano era una responsabile a tutti gli effetti, una persona che gestisse da sola, in totale autonomia, tutto lo showroom. In stage. A "trecento, trecentocinquanta" euro al mese. Beh, sulla carta, naturalmente. Mica siamo cattivi".
Storia sfortunata nr 2
Altre assurditá che mi é capitato di vedere qui in Italia (stage per fare la commessa, posizioni da responsabili non pagate, stagisti che fanno la formazione ad altri stagisti) immagino che esistano ma personalmente non ne ho mai visto né sentito e soppongo che siano davvero rare.
Peró una cosa é certa: trovare un lavoro in Svezia é veramente UN'IMPRESA. È lunga, durissima e ogni tanto sembra di sbattere la testa contro il muro. Regna insuperato il sistema di "abbiamo bisogno di assumere una persona: chiamiamo un nostro amico/parente". TUTTO si fa tramite conoscenze: durante il mio stage presso una nota rivista internazionale di moda, ho chiesto alla fashion editor come fare ad avere un lavoro come il suo. Mi ha risposto con un elenco delle discoteche che dovrei iniziare a frequentare "perché lí fai amicizia con le persone che ti possono aiutare." No comment.
Hai capito, la terra di "mamma Ikea"? Certo, mi vien da pensare che certe cadute di stile avvengano più facilmente nel mondo della moda, che è un po' stronzo di suo, perché la moda è selettiva, perché voi non valete proprio nulla. Non sia mai che noi italiani si debba rinunciare all'idea che andare all'estero sia l'unica soluzione.
PS: Sono stata assente per un po' e ho un bel po' di post arretrati da sottoporre alla vostra graziosa attenzione. E anche alcune (si spera) succulente novità. Dovrei solo attivare i neuroni, impresa invero difficile. Stay tuned!
- Dalla Svezia con stupore.
- La meritocrazia esiste, ma nessuno ci crede più, tipo la magia del Natale.
- Dai, dai che ce la fai!
A scrivere una bella mail che ha suscitato in me una grande curiosità (ed alcune riflessioni) è Sascha, una ragazza bella, brava ed intraprendente, che ha studiato e girato un bel po' prima di trovare "la sua dimensione". Gestisce un bel blog, "Coffee and heels", che seguo con piacere pur non essendo esattamente un'esperta o appassionata di moda. È nata in Russia e cresciuta in Svezia, a Stoccolma. Si è spostata più volte, prima a Los Angeles per un breve periodo, poi di nuovo in Svezia e poi, toh, è venuta qui in Italia. Ha studiato moda a Firenze ed è anche stata a Milano (tappa obbligata nella vita di chiunque, a quanto pare). Insomma, si è data da fare ed il suo impegno, il suo talento, sono stati ricompensati: adesso lavora! Ma come mi ha scritto lei stessa, al momento lavora come "web editor in una multinazionale di e-commerce di moda. Peró la strada per arrivarci é stata tutt'altro che facile!". Se l'unico scoglio fosse la facilità, forse sarebbe un mondo migliore. Ad ogni modo, ecco a voi le due simpatiche disavventure accorse a Sascha (in Italia) e alcune domande e risposte sul sistema lavorativo svedese. Stupore annesso e connesso.
Storia sfortunata nr 1
"Avevo trovato un annuncio per "Responsabile Showroom" e ho pensato: veramente io voglio scrivere, ma nel frattempo, uno showroom non é male. Tanto per non morire di fame. E farmi magari un po' di contatti.
Arrivo, é uno showroom di arredamento, molto bello, in centro a Milano. Mi accoglie una dei proprietari. Le solite domande, studi, lingue, esperienze.Mi chiede se io ho delle domande. Io chiedo, naturalmente, (tra l'altro) del tipo di contratto e della retribuzione.
La risposta: dopo i primi tre mesi, da 1000 a 1200 euro mensili (...quindi...? sono 1000 o 1200? E soprattutto da cosa dipende?), peró i primi tre mesi sono "stage con rimborso spese".
Insisto per sapere a quanto ammonta il rimborso spese. Risposta: "sui trecento, trecentocinquanta euro, beh, sulla carta, il resto te lo diamo in mano "cosí", mica siamo cattivi, noi." Ah.
E come mai si inizia con tre mesi di stage? Risposta: "é una prova, dobbiamo sapere se la persona va bene". Mi pento di non aver chiesto se avessero mai sentito parlare dei contratti a tempo determinato (retribuiti), la modalitá di prova che ho visto utilizzare in tutti i miei precedenti posti di lavoro, in Italia e all'estero...forse ho dimenticato di dire che la figura che cercavano era una responsabile a tutti gli effetti, una persona che gestisse da sola, in totale autonomia, tutto lo showroom. In stage. A "trecento, trecentocinquanta" euro al mese. Beh, sulla carta, naturalmente. Mica siamo cattivi".
Storia sfortunata nr 2
"Trovo, di nuovo, un annuncio per "showroom moda." Mi presento alla sede del colloquio, é un'agenzia, il che giá non é un buon segno (mi dite che motivo hanno di esistere, le agenzie di lavoro?). La selezionatrice porta le infradito e parla con la velocitá della luce, sembra essersi appena fatta tre-quattro strisce di coca. Squadra il mio CV e mi fa: "beh peró il tuo curriculum, devo dire, é un po' troppo "moda".
Viene fuori la veritá: il colloquio é per il ruolo di COMMESSA PER UN NOTO OPERATORE TELEFONICO.
Altro che showroom moda.
Mentre io rimango lí incredula, la selezionatrice va avanti a istruirmi su come comportarmi all'incontro con l'azienda: dovrei far davvero credere che sono del tutto intenzionata ad abbandonare il mondo della moda. Io, che mi sono presentata al colloquio solo perché l'annuncio si chiamava "responsabile vendite showroom moda.".
A questo punto ho chiesto alla selezionatrice se magari c'é qualcosa un po' piú idoneo al mio profilo professionale. Ha risposto che veramente qualcosa ce l'avrebbero: uno stage in uno showroom di moda, per una campagna vendita di due mesi. DUE MESI. Dice che inoltrerá il mio curriculum e "se tutto va a buon fine" dovrei incontrare l'azienda fra due settimane, giusto quando ho in programma il viaggio del mio compleanno - i miei unici cinque giorni di mare in tutta l'estate. Ho chiesto se si potesse anticipare o posticipare il colloquio, dato che ho giá prenotato un viaggio. La risposta é stata: "ah ma questo viaggio...non si puó cancellare?"
Quindi fammi capire. Io dovrei cancellare la mia unica settimana di vacanza, del mio compleanno, perdendo un sacco di soldi e lasciando i miei amici nella cacca, per la POSSIBILITÀ di fare, "se tutto va a buon fine", un colloquio per uno STAGE di due mesi (dopo di cui sono di nuovo disoccupata) per fare la commessa? Ho detto "le faró sapere", quando in realtá dovrei dire, "é giá tanto che non le tiro la mia scarpa in testa".
Mi dispiace solo che in questi casi, quando questi personaggi mi capitano di fronte, sono talmente scioccata che rimango senza parole, e non riesco mai a rispondere come dovrei!
Però a questo punto mi sono un po' incuriosita. Quindi chiedo a Sascha se posso essere indiscreta a rivolgerle alcune domande:
D: Potresti accennare una sorta di "parallelo" tra il sistema italiano e quello svedese, relativamente alla ricerca di lavoro? Anche lì avete a che fare con gli eterni stage assassini, con i fantomatici periodi di prova non retribuiti, con le raccomandazioni anche per fare la commessa e compagnia bella?
Il sistema svedese, direi, non é malissimo: gli stage non retribuiti esistono, ma si puó percepire un contributo statale (minimo eh, non é come avere uno stipendio) tipo la disoccupazione, mentre lo fai. Tanti posti peró non ammettono stagisti se non provenienti da un'universitá (cioé uno stage obbligatorio per il diploma). Esiste un minimo sindacale di stipendio (se non sbaglio completamente sono 1700 euro lordi) e secondo la mia esperienza (questo NON é un dato statistico) un laureato prende in media sui 2000 euro. Io guadagnavo 2200 euro netti al mese per un lavoro ORRIBILE dove non tornerei neanche sotto tortura. Non esiste il "lavoro non retribuito" e collaborazioni gratuite: la gente non le accetterebbe. Io da giornalista freelance con la mia partita iva fatturavo sui 200 euro lordi a pagina. Peró praticamente la metá di tutto ció va in tasse, che lí sono davvero alte.
Viene fuori la veritá: il colloquio é per il ruolo di COMMESSA PER UN NOTO OPERATORE TELEFONICO.
Altro che showroom moda.
Mentre io rimango lí incredula, la selezionatrice va avanti a istruirmi su come comportarmi all'incontro con l'azienda: dovrei far davvero credere che sono del tutto intenzionata ad abbandonare il mondo della moda. Io, che mi sono presentata al colloquio solo perché l'annuncio si chiamava "responsabile vendite showroom moda.".
A questo punto ho chiesto alla selezionatrice se magari c'é qualcosa un po' piú idoneo al mio profilo professionale. Ha risposto che veramente qualcosa ce l'avrebbero: uno stage in uno showroom di moda, per una campagna vendita di due mesi. DUE MESI. Dice che inoltrerá il mio curriculum e "se tutto va a buon fine" dovrei incontrare l'azienda fra due settimane, giusto quando ho in programma il viaggio del mio compleanno - i miei unici cinque giorni di mare in tutta l'estate. Ho chiesto se si potesse anticipare o posticipare il colloquio, dato che ho giá prenotato un viaggio. La risposta é stata: "ah ma questo viaggio...non si puó cancellare?"
Quindi fammi capire. Io dovrei cancellare la mia unica settimana di vacanza, del mio compleanno, perdendo un sacco di soldi e lasciando i miei amici nella cacca, per la POSSIBILITÀ di fare, "se tutto va a buon fine", un colloquio per uno STAGE di due mesi (dopo di cui sono di nuovo disoccupata) per fare la commessa? Ho detto "le faró sapere", quando in realtá dovrei dire, "é giá tanto che non le tiro la mia scarpa in testa".
Mi dispiace solo che in questi casi, quando questi personaggi mi capitano di fronte, sono talmente scioccata che rimango senza parole, e non riesco mai a rispondere come dovrei!
Però a questo punto mi sono un po' incuriosita. Quindi chiedo a Sascha se posso essere indiscreta a rivolgerle alcune domande:
D: Potresti accennare una sorta di "parallelo" tra il sistema italiano e quello svedese, relativamente alla ricerca di lavoro? Anche lì avete a che fare con gli eterni stage assassini, con i fantomatici periodi di prova non retribuiti, con le raccomandazioni anche per fare la commessa e compagnia bella?
Il sistema svedese, direi, non é malissimo: gli stage non retribuiti esistono, ma si puó percepire un contributo statale (minimo eh, non é come avere uno stipendio) tipo la disoccupazione, mentre lo fai. Tanti posti peró non ammettono stagisti se non provenienti da un'universitá (cioé uno stage obbligatorio per il diploma). Esiste un minimo sindacale di stipendio (se non sbaglio completamente sono 1700 euro lordi) e secondo la mia esperienza (questo NON é un dato statistico) un laureato prende in media sui 2000 euro. Io guadagnavo 2200 euro netti al mese per un lavoro ORRIBILE dove non tornerei neanche sotto tortura. Non esiste il "lavoro non retribuito" e collaborazioni gratuite: la gente non le accetterebbe. Io da giornalista freelance con la mia partita iva fatturavo sui 200 euro lordi a pagina. Peró praticamente la metá di tutto ció va in tasse, che lí sono davvero alte.
Altre assurditá che mi é capitato di vedere qui in Italia (stage per fare la commessa, posizioni da responsabili non pagate, stagisti che fanno la formazione ad altri stagisti) immagino che esistano ma personalmente non ne ho mai visto né sentito e soppongo che siano davvero rare.
Peró una cosa é certa: trovare un lavoro in Svezia é veramente UN'IMPRESA. È lunga, durissima e ogni tanto sembra di sbattere la testa contro il muro. Regna insuperato il sistema di "abbiamo bisogno di assumere una persona: chiamiamo un nostro amico/parente". TUTTO si fa tramite conoscenze: durante il mio stage presso una nota rivista internazionale di moda, ho chiesto alla fashion editor come fare ad avere un lavoro come il suo. Mi ha risposto con un elenco delle discoteche che dovrei iniziare a frequentare "perché lí fai amicizia con le persone che ti possono aiutare." No comment.
Hai capito, la terra di "mamma Ikea"? Certo, mi vien da pensare che certe cadute di stile avvengano più facilmente nel mondo della moda, che è un po' stronzo di suo, perché la moda è selettiva, perché voi non valete proprio nulla. Non sia mai che noi italiani si debba rinunciare all'idea che andare all'estero sia l'unica soluzione.
PS: Sono stata assente per un po' e ho un bel po' di post arretrati da sottoporre alla vostra graziosa attenzione. E anche alcune (si spera) succulente novità. Dovrei solo attivare i neuroni, impresa invero difficile. Stay tuned!
venerdì 20 gennaio 2012
Ma ve l'ha detto il medico?
Premessa: questo blog è (e vorrebbe essere) aperto alle testimonianze dei lettori. Testimonianze da verificare o da prendere in quanto tali (racconto da parte di un singolo), ma che purtroppo stentano ad arrivare. Molti si limitano a dire "eeeh sapessi quante ne sono successe a me", però poi non se la sentono di raccontare il tutto (anche anonimamente, chiaro) in modo che io possa pubblicarlo qui. Mi rendo conto che questo blog non è "Le Iene" o "Striscia la Notizia" (e ne sono felice) e mi rendo anche conto del fatto che sia difficile parlare di sé ed esporsi. Per questo motivo sono costretta a parlare di me e delle mie esperienze, per quanto non ami l'idea di far diventare questo blog un serbatoio dei miei piagnistei: per quello ci sono già il bagno del mio monolocale ed il mio account di facebook. Ma comunque.
Oggi scriverò una riflessione ottusa e provocatoria, conforme alla mia persona. Eviterò di scendere nei dettagli per varie ragioni e perché in fondo, in questo contesto, non è importante conoscere un nome o vedere lo screen di un annuncio. E perché farò riferimento a due colloqui di lavoro che ho avuto negli scorsi giorni con persone (e modalità) molto diverse. In entrambi i casi, persone assolutamente sincere e trasparenti, quindi almeno per una volta, non posso parlare di annunci-truffa.
In un caso, ho rifiutato senza pensarci l'offerta di lavoro fatta, che consisteva in una collaborazione giornalistica che prevede un periodo di prova non retribuito di ben sei mesi. Circa 48 pezzi. Successivamente, articoli a 7€ lordi. Grazie tante, ma manco per il cazzo.
Nel secondo caso si trattava di un incontro conoscitivo e non ho davvero idea di come sia andato. Diciamo che mi crocifiggerei per i pollici pur di ricevere un riscontro positivo fra qualche mese, una convocazione, qualcosa insomma. Nel corso di entrambi i colloqui, ho parlato di questo blog (la faccia delle persone quando dico il nome è qualcosa di indescrivibile: delizioso. Sono orgogliosa di me) e di come la penso sul lavorare aggratis. Ho avuto modo di confrontarmi con persone che si trovano anche dall'altra parte, pur avendo vissuto in prima persona lo stesso disagio che ho vissuto io. Insomma è come se, avendo subito un trauma, dovessero infliggerlo a loro volta. O non potessero farne a meno, costretti dalle circostanze.
Mi è stato spiegato che se le cose funzionano così nel mondo del giornalismo (ma il discorso può benissimo estendersi ad altri settori afflitti dalla carenza di risorse e dall'esubero di "manodopera" disponibile in cerca di collocazione) è perché non c'è mercato, non ci sono soldi. Non ci sono scappatoie. Le cose stanno così, i giornalisti sono troppi, i soldi a disposizione dei giornali pochi e dover spartire la torta in centodieci mila non aiuta.
Mi è venuta in mente, a questo punto, una frase che ho letto e mi è stata rivolta in più occasioni, da varie persone. Che mi ha fatta un po' incazzare, ma anche riflettere.
"Ma a voi, ve l'ha detto il medico che dovete fare i giornalisti? Magari gratis, rovinando la piazza ai colleghi? Siete troppi, andate a fare altro".
A me il medico ha detto solo che devo stare calma, sennò è ovvio che poi mi vengano i conati di vomito quando mi girano i coglioni. Ad ogni modo, farò mia questa frase e girerò la domanda agli editori e ai direttori dei grandi giornali (e non a quelli della piccola stampa indipendente, che sono un caso a parte e meriterebbero l'assunzione al cielo - essendo impensabile quella contrattuale) che non leggeranno mai questo post, lo so bene, ma chiederò lo stesso:
"Ma a voi, ve l'ha prescritto il medico di fondare o mantenere aperto un giornale senza soldi, cercando manovalanza a costo zero? Soldi non ce ne stanno: andate a fare altro".
Oggi scriverò una riflessione ottusa e provocatoria, conforme alla mia persona. Eviterò di scendere nei dettagli per varie ragioni e perché in fondo, in questo contesto, non è importante conoscere un nome o vedere lo screen di un annuncio. E perché farò riferimento a due colloqui di lavoro che ho avuto negli scorsi giorni con persone (e modalità) molto diverse. In entrambi i casi, persone assolutamente sincere e trasparenti, quindi almeno per una volta, non posso parlare di annunci-truffa.
In un caso, ho rifiutato senza pensarci l'offerta di lavoro fatta, che consisteva in una collaborazione giornalistica che prevede un periodo di prova non retribuito di ben sei mesi. Circa 48 pezzi. Successivamente, articoli a 7€ lordi. Grazie tante, ma manco per il cazzo.
Nel secondo caso si trattava di un incontro conoscitivo e non ho davvero idea di come sia andato. Diciamo che mi crocifiggerei per i pollici pur di ricevere un riscontro positivo fra qualche mese, una convocazione, qualcosa insomma. Nel corso di entrambi i colloqui, ho parlato di questo blog (la faccia delle persone quando dico il nome è qualcosa di indescrivibile: delizioso. Sono orgogliosa di me) e di come la penso sul lavorare aggratis. Ho avuto modo di confrontarmi con persone che si trovano anche dall'altra parte, pur avendo vissuto in prima persona lo stesso disagio che ho vissuto io. Insomma è come se, avendo subito un trauma, dovessero infliggerlo a loro volta. O non potessero farne a meno, costretti dalle circostanze.
Mi è stato spiegato che se le cose funzionano così nel mondo del giornalismo (ma il discorso può benissimo estendersi ad altri settori afflitti dalla carenza di risorse e dall'esubero di "manodopera" disponibile in cerca di collocazione) è perché non c'è mercato, non ci sono soldi. Non ci sono scappatoie. Le cose stanno così, i giornalisti sono troppi, i soldi a disposizione dei giornali pochi e dover spartire la torta in centodieci mila non aiuta.
Mi è venuta in mente, a questo punto, una frase che ho letto e mi è stata rivolta in più occasioni, da varie persone. Che mi ha fatta un po' incazzare, ma anche riflettere.
"Ma a voi, ve l'ha detto il medico che dovete fare i giornalisti? Magari gratis, rovinando la piazza ai colleghi? Siete troppi, andate a fare altro".
A me il medico ha detto solo che devo stare calma, sennò è ovvio che poi mi vengano i conati di vomito quando mi girano i coglioni. Ad ogni modo, farò mia questa frase e girerò la domanda agli editori e ai direttori dei grandi giornali (e non a quelli della piccola stampa indipendente, che sono un caso a parte e meriterebbero l'assunzione al cielo - essendo impensabile quella contrattuale) che non leggeranno mai questo post, lo so bene, ma chiederò lo stesso:
"Ma a voi, ve l'ha prescritto il medico di fondare o mantenere aperto un giornale senza soldi, cercando manovalanza a costo zero? Soldi non ce ne stanno: andate a fare altro".
domenica 15 gennaio 2012
"Uno stage serio, senza "fotocopie" o altre simili amenità..."
Sottotitolo: storia di un annuncio che piglia un po' per il culo. Ma solo un po'.
Premessa: ho una pessima memoria selettiva. Anzi, una memoria selettivamente pessima. Nel senso che è davvero per me difficile ricordare alcune cose - anche molto importanti, ad esempio: le capitali degli stati, l'ubicazione delle città italiane nelle rispettive regioni, i nomi delle persone (famose e non); e ancora, essere puntuale e vigile con alcune azioni abitudinarie tipo: mangiare, bere il caffè subito dopo averlo preparato, cambiare il rotolo della carta igienica quando termina, prendere l'ombrello quando piove o gli occhiali quando c'è il sole, guardare fuori dalla finestra per vedere se piove, fare gli auguri in occasione del compleanno altrui (anche se me lo annuncia facebook), mettere a frutto i buoni propositi diligentemente elencati in una lista, recuperare la lista dei buoni propositi posata chissà dove. E via discorrendo. In compenso, ho una memoria d'elefante in altri contesti. Ad esempio tendo a ricordare un volto anche per molto tempo, a riconoscere persone incrociate casualmente dopo anni. Credo sia memoria visiva: mi succede in effetti con tutto ciò che vedo. Perché questa lunga divagazione? Perché sto per raccontarvi una breve disavventura legata, come di consueto, agli annunci lavorativi un po' furbetti e ad alcuni collegamenti mnemonici e visivi che mi hanno permesso di esclamare, ancora una volta: ma vaffanculo.
Praticamente è andata così: vedo un annuncio su internet, per la precisione questo:
"Cerchiamo redattori per stage di tre mesi da inserire nella nostra redazione nell'area CINEMA per testate web e periodici distribuiti in edicola su tutto il territorio nazionale. Si richiede ottima capacit‡ di scrittura, grande passione e competenza nel settore cinema, buona comprensione della lingua inglese scritta e buona cultura generale. Non sono richieste precedenti esperienze nel settore, anche se costituirà titolo preferenziale averne. Se interessati, inviare curriculum vitae e articolo di prova (recensione film a piacere, anche già edita) al seguente indirizzo [...]"E lì scatta il primo "campanello mnemonico". Questo annuncio l'ho già visto, sì, lo ricordo. Certo è difficile ricordare tutti gli annunci che vedo (per motivi di tempo e di egoismo, mi limito al settore comunicazione-giornalismo ma se potessi spazierei molto di più) considerando che ricevo almeno 5 mail al giorno da altrettanti siti di annunci. Ma ecco, la memoria visiva, la mia dote inaspettata esce fuori in tutto il suo splendore. E infatti, avevo già visto quell'annuncio probabilmente qualche ora prima, solo un po' diverso. Avevo salvato link, la versione furbo-punto-zero se vogliamo chiamarla così, nell'apposita tabella dei link che aggiorno scrupolosamente quasi ogni giorno. E trovo questo:
"Cerchiamo redattori per stage non retribuito da inserire nella nostra redazione nell'area LIFESTYLE per periodici distribuiti in edicola su tutto il territorio nazionale. Si richiede ottima capacità di scrittura, grande passione e competenza nel settore (ENOGASTRONOMIA, WELLNESS, FITNESS, MODA E SPETTACOLO), buona comprensione della lingua inglese scritta e buona cultura generale. Non sono richieste precedenti esperienze nel settore, anche se costituirà titolo preferenziale averne. Se interessati, inviare curriculum vitae e articolo di prova (su argomento a piacere, anche già edito, in uno dei settori sopra elencati) al seguente indirizzo [...]"
Mh. L'azienda è la stessa, cambia il settore di riferimento ed il piccolissimo, trascurabile dettaglio testuale, quel "non retribuito" che poi in fondo può voler dire tutto e niente (il linguaggio utilizzato negli annunci è un mondo a parte che guarda con derisione e disprezzo gli universi lontani della grammatica, della semantica e del buon senso, correndo spensierato sui verdi prati della fantasia; ne parlerò prossimamente in un post dedicato). Insomma, qui urge verificare. Dato che, una volta tanto, l'azienda esiste e ho quindi un incentivo per mandare una mail senza temere uno tsunami di spam (qui vi spiego perché), mi prendo di coraggio e mando una mail. Mi presento, allego gli articoli richiesti, allego il curriculum, saluto cordialmente (l'educazione prima di tutto).
Poco dopo arriva la risposta (e contestualmente le risate della sottoscritta, risate fino alle lacrime):
"Gentile Ornella,la ringrazio per averci contattato. Al momento, sono aperte solo due posizioni per stage in redazione. Qualora lei fosse interessata, il suo profilo e le sue competenze la renderebbero di certo una candidata idonea.
Non sarebbe uno stage finalizzato a un inserimento professionale ma potrebbe preludere a una successiva collaborazione esterna, oltre a garantirle un alto valore formativo (è uno stage serio, senza "fotocopie" o altre simili amenità...) e una presenza nel colophon di diverse testate distribuite in edicola a tiratura nazionale. Lo stage ha durata di tre mesi, non prevede rimborso spese, ma prevede una certa flessibilità, potendo scegliere se effettuarlo full time o part time, ed anche a distanza (in queste ultime due modalità la durata sarà di sei mesi). Se interessata, può contattarci in redazione [...]"
Mentre mi sbellico dalle risate per la risposta ricevuta però, il cervello si mette in moto nuovamente (con molte difficoltà, ben inteso) ed ecco che, con l'insistenza tipica dei disturbatori della domenica mattina, si mette a trillare alacremente il campanello mnemonico. Un altro, e nel giro di poche ore. Cerco di superare i limiti posti dai miei neuroni ed ecco che un'altra immagine si rivela con la forza di un'epifania: anche questa risposta, l'ho già letta prima. Si tratta del post di un altro blog dedicato al non-lavoro. La risposta è dannatamente uguale. Ctrl+c e poi ctrl+v il copiaincolla della presa per il culo. E menomale che non facevano fotocopie.
PS: giusto per la cronaca, la mia pacata risposta, che al momento non ha ricevuto repliche, è stata questa:
"Salve,
decisamente non mi interessa seguire uno stage senza rimborso spese e senza prospettive di inserimento e dal valore formativo talmente alto che si può effettuare anche a distanza, non sono interessata a candidarmi presso un'azienda che manda le stesse risposte preconfezionate a più persone (a prescindere dal loro livello) e che non legge bene nemmeno i curriculum. Perché sono certa che se avesse guardato bene, avrebbe notato che proprio sotto il mio nome-cognome-indirizzo-telefono c'è scritto "Il mio blog: http://b-lowjob.blogspot.com/ " e date le tematiche trattate ci avrebbe pensato due volte prima di rispondere, secondo me. Tengo a precisare che questa mia non deve essere interpretata come mail rancorosa colma di presunzione; io non credo di essere così brava e preparata e pronta da voler lavorare da subito con retribuzioni da capogiro. Semplicemente, ormai lo stage non è più per studenti e neolaureati alle prime armi (che a mio modesto avviso non dovrebbero essere considerati carne da macello solo perché non hanno la tanto agognata esperienza): è solo un comodo serbatoio di volontari per mandare avanti la baracca. E parlo ovviamente di tutte le aziende.
Buona furbizia, saluti".
E che peccato, ero pure una candidata idonea. Va be'.
giovedì 12 gennaio 2012
Chi la dura, la perde.
Hey gente, abbiamo ottenuto dei risultati! Prima di fare la ola, però, lasciate che vi racconti brevemente gli antefatti. Stappiamo dopo lo spumante.
C'è questo simpatico sito di annunci su internet, si chiama Lavori Creativi ed è dedicato a "tutti coloro che lavorano nella comunicazione in Italia". Si tratta di un sito ben strutturato, ordinato, gradevole, che ha uno spazio apposito per ogni necessità: i creativi possono inserire il portfolio, le aziende possono inserire annunci, c'è un forum ma soprattutto c'è - udite udite - la possibilità di feedback sugli annunci da parte dei lettori attraverso i commenti su facebook. Avete capito bene: ognuno poteva commentare l'annuncio attraverso il proprio account facebook e dire la propria. Ora, dato che la maggior parte degli annunci riguardava "stage non retribuiti" o "lavoro che non prevede retribuzione", annunci da parte di aziende non esistenti (ne parlo qui e qui) diramati accuratamente in tutte le città dell'intera penisola italica solo per riuscire ad ottenere furbamente quanti più indirizzi email e dati possibili; insomma, dato che lì ci si trovava a leggere un mucchio enorme di stronzate e difficilmente annunci validi, potrete immaginare il tenore delle risposte e dei commenti. C'era addirittura un certo personaggio, che ho ribattezzato "il Castigastronzi" che rispondeva in maniera creativa e coraggiosa a questi annunci-fuffa e scriveva, scriveva tantissimo e alla fine molti di noi andavano su quel sito anche per leggere i suoi commenti e farsi una risata, per consolazione.
E insomma, lo scorso 3 gennaio, appare sulla pagina facebook di LC uno status sibillino:
" Il sito è purtroppo irraggiungibile a causa di un attacco informatico che ha compromesso l'interno server. Stiamo lavorando per cercare di ripristinare la situazione al più presto ".
"Si tratterà della vendetta di un esperto informatico francamente stufo di vedere quegli annunci oppure gli archivi segreti di LC fanno più gola di quelli della casa bianca?" - penso io. Poi ci rifletto un attimo e dico: "Ma vuoi vedere che mo' scompariranno magicamente tutti i commenti insieme alla mascherina dei commenti di fb?". E infatti, casualmente, così è stato. Niente più commenti.
Gli utenti sono ovviamente felicissimi di tutto ciò e quindi il team di LC pazientemente e democraticamente si mette a spiegare cos'è successo:
"STOP COMMENTIE insomma, lo scorso 3 gennaio, appare sulla pagina facebook di LC uno status sibillino:
" Il sito è purtroppo irraggiungibile a causa di un attacco informatico che ha compromesso l'interno server. Stiamo lavorando per cercare di ripristinare la situazione al più presto ".
"Si tratterà della vendetta di un esperto informatico francamente stufo di vedere quegli annunci oppure gli archivi segreti di LC fanno più gola di quelli della casa bianca?" - penso io. Poi ci rifletto un attimo e dico: "Ma vuoi vedere che mo' scompariranno magicamente tutti i commenti insieme alla mascherina dei commenti di fb?". E infatti, casualmente, così è stato. Niente più commenti.Gli utenti sono ovviamente felicissimi di tutto ciò e quindi il team di LC pazientemente e democraticamente si mette a spiegare cos'è successo:
A malincuore il team di LavoriCreativi ha deciso di sospendere agli utenti la possibilità di commentaregli annunci del sito tramite Facebook ed eliminaremo tutti i commenti futuri che arriveranno sulla bacheca.
Questa scelta è dovuta ad alcune persone che ne hanno abusato, ad utenti con account fasulli e concorrenti che hanno lasciato commenti maleducati ed offensivi verso il sito e le aziende serie che lo usano solo per i propri interessi
Questi strumenti social erano stati introdotti per scambiare, come community,info sulle aziende e opinioni in modo professionale volte ad individuare la minoranza di offerte poco serie che entrano nel sito, affinchè la community stessa le isolasse.
Speravamo che i nostri continui sforzi e investimenti, per fornire un servizio gratuito e super partes, evidenziassero l’impegno ad aiutare chi cerca e offre lavoro. Non riteniamo di dover accettare insulti gratuiti sulla nostra stessa bacheca e sulle pagine del nostro stesso sito.
NON RISPONDETE A QUESTO POST, OGNI COMMENTO SARA' ELIMINATO."

Evviva evviva! Brindiamo gente, perché abbiamo ottenuto dei risultati: l'unico sito diverso dagli altri che offriva delle piccole ma concrete possibilità di difendersi ai poveri disgraziati in cerca di lavoro, ora è un sito come tutti gli altri! Vai col trenino.
PS: Ormai da alcuni giorni sto cercando di contare tutti i siti e le pagine che, se dovessero comportarsi come ha fatto LC - ossia offendersi quando ricevono insulti e togliere la possibilità di inserire i commenti - subirebbero di fatto un drastico calo di popolarità e si rivelerebbero clamorosamente anti-social. E perdo continuamente il conto, sono troppi.
PPS: Messaggio criptato (ma non troppo) per LC :
giovedì 5 gennaio 2012
La firma, un onore.
Ispirata da annunci di questo tipo (ma ce ne sono tanti altri: man mano che li trovo li metto qui, non temete: lo sputtanamento è democratico)

(Qui)

E basta con le menate da rompicazzo perfettina e un po' frustrata che si trova a leggere queste cose mentre va ingenuamente alla ricerca di lavoro su internet: insomma che importanza ha se esiste una figura, quella del ghost writer, che - ovviamente al di fuori delle nostre lande, per lo più - esiste, ha una sua consistenza di fronte al mondo e di fronte al fisco, è fatta di nomi e cognomi (perché il ghost writer non è un tesserato della P2, è una persona che per lavoro scrive testi che altri utilizzeranno e non deve nascondersi, non ruba e non fa nulla di male) ed appartiene ad una realtà fatta di stipendi, anche? Non importa. Qui non si viene pagati ma la strada per la gloria è lì, ci aspetta a braccia aperte e dita medie sollevate. Su questo ci metto la firma. E anche sul mio blog.
Ornella Balsamo
martedì 27 dicembre 2011
La cognizione del mio dolore.
Perdonatemi, questo sarà un post autoreferenziale. Si parlerà sempre di lavoro e della merda che gravita intorno ad esso, ma racconterò una mia esperienza. Una cosa successa qualche settimana fa che sto iniziando forse a digerire in questi giorni, mentre nuove e ansiogene preoccupazioni si affacciano all'orizzonte. La cosa mi riguarda personalmente ed in questo contesto costa un po' fatica parlare di me; in genere sono io a chiedere agli altri di raccontarsi. Scriverne significherà mettere nero su bianco la cognizione del mio dolore, come da titolo. E affrontarla a viso aperto.
Ho rifiutato un'offerta di stage. Era la prima offerta di stage della mia vita.
Chi me l'ha proposta era una persona realmente esistente e non avrei dovuto superare nessuna selezione. Lo stage era lì, pronto ad offrirsi a me. Uno stage come addetta stampa, che non sarà il massimo ma almeno riguarda almeno parzialmente il mio ambito di competenza, ossia il giornalismo.
Ho rinunciato perché non ci sarebbe stata remunerazione, ma un rimborso spese da 200 € e so che sicuramente molti di voi staranno pensando: "Magari esistessero più stage retribuiti". La logica del "sempre meglio di niente".
Ho rinunciato ai 200€ di rimborso spese perché quello che mi è stato proposto non mi è sembrato esattamente uno stage. Ed ho rinunciato perché avrei dovuto iniziarlo subito, lasciando il mio attuale lavoro senza preavviso, magari dicendo "eh mi hanno rapita gli alieni" e rinunciare così a buona parte dello stipendio (uno stipendio tutto sommato dignitoso) per 200€ al mese.
Quello che so degli stage è si chiamano stage e non lavoro perché si suppone che la stagista debba imparare un mestiere, seguire un progetto formativo e fare affidamento, per dubbi ed informazioni, su di un tutor. So anche che spesso si ricorre allo stage per fare lavorare gratis e a basso costo una persona.
Ci sto girando parecchio intorno. Allora, mi è stato proposto uno stage come addetta stampa, orario part-time e nessuna possibilità di inserimento nel breve periodo. Rimborso spese 200€. E fin qui. ok. Mi è stato spiegato che avrei dovuto iniziare subito perché la vecchia stagista stava per andare via e sarebbe stata lei a spiegarmi cosa fare e come prima di andarsene.
Aspetta. Una stagista che spiega cosa fare all'altra stagista. E poi? E poi c'è anche un co.co.co dall'aria contrita che però poverino ha un sacco da fare. E fra l'altro, siccome è andata via anche la segretaria e c'è proprio il rischio che in ufficio non rimanga nessuno in certi orari, ecco l'importante è che io vada lì dalle 12:30 alle 17:30 circa. Così se voglio arrotondare un po' (ma proprio un pizzico, eh), dato che 200€ sono davvero pochi, posso anche fare qualcosina d'altro, al posto della segretaria che è andata via. E la principale spesso è fuori per fare non so che di preciso (scusate, ma io quando i milanesi parlano velocemente o a bassa voce non riesco proprio a decifrare) per cui, in soldoni, mi troverei sola in ufficio a rispondere al telefono e ad organizzare le conferenze stampa per conto del loro grande cliente americano.
Probabilmente la perplessità che alberga nel mio animo e sul mio volto ha fatto sì che le sopracciglia adesso si trovino un po' troppo vicine all'attaccatura del capelli, che gli occhi siano più strabuzzati di quelli della Carfagna nella sua fase parlamentare e probabilmente chi mi siede di fronte se ne accorge e decide di venirmi incontro. Questa persona non è stata sgarbata o superficiale. Sembrava anzi un po' triste riguardo a tutta questa situazione. Insomma mi dice: "Senti, non lasciare il tuo lavoro. Prova a farti spostare gli orari in modo da essere libera nel pomeriggio. Lo so che 200€ non sono niente e non è giusto che tu debba rimetterci. Io ti posso solo offrire l'occasione di fare un'esperienza importante per il tuo curriculum ma non posso darti garanzie economiche".
E lì, rimango spiazzata. Come faccio a prendermela con te se non fai la stronza? Così mi fai sentire quasi in colpa, come se fosse un problema mio se tu non puoi pagarmi e cerchi di prendere due piccioni con una fava. Però insomma, è pur sempre un colloquio, io sono intimorita e sento una specie di cappa sul cuore perché ci sono rimasta di merda e allora taglio corto: "Onestamente non credo di poterlo fare, ma vorrei pensarci nelle prossime ore e darle una risposta sicura domani. Va bene?"
Va bene.
Ed esco fuori, l'aria è fredda e mi piace, salgo sul bus che passa subito e anche questo mi piace, poi prendo la metro in stazione centrale e dopo due fermate sono già arrivata e pure questo, mi piace un sacco. E nel frattempo ci penso, ci penso, ci penso. Ripercorro mentalmente ogni momento in cerca di un dettaglio rivelatore. Ma niente, non riesco a fare altro che avvilirmi. Per migliorare la situazione allora vado un po' su internet, andiamo a vedere come sta il mio blog.
Il mio blog.
Ecco il dettaglio. L'epifania. Nel mio curriculum, proprio sotto il mio numero di telefono, nella sezione "SONO UNA RAGAZZA MODERNA E CI HO REQUISITI SOCIAL" c'è il link a questo blog. Poco più sotto spiego anche di cosa parla e della mia attività da blogger. Mi sento un po' come un avvocato in cerca di gloria durante una brillante arringa.
"Ma può essere mai che una vede di cosa mi occupo, e mi viene a proporre uno stage/lavoro da 200€ al mese così in scioltezza?
...
...
...
Vuoi vedere che questa il curriculum nemmeno se l'è letto? Che per lei una vale l'altra, che insomma sta cercando disperatamente qualcuno e poco importa chi sia e cosa faccia, basta che stia lì a rispondere al telefono e che non la si debba pagare troppo?"
Eccola, la cognizione del mio dolore.
Ho rifiutato un'offerta di stage. Era la prima offerta di stage della mia vita.
Chi me l'ha proposta era una persona realmente esistente e non avrei dovuto superare nessuna selezione. Lo stage era lì, pronto ad offrirsi a me. Uno stage come addetta stampa, che non sarà il massimo ma almeno riguarda almeno parzialmente il mio ambito di competenza, ossia il giornalismo.
Ho rinunciato perché non ci sarebbe stata remunerazione, ma un rimborso spese da 200 € e so che sicuramente molti di voi staranno pensando: "Magari esistessero più stage retribuiti". La logica del "sempre meglio di niente".
Ho rinunciato ai 200€ di rimborso spese perché quello che mi è stato proposto non mi è sembrato esattamente uno stage. Ed ho rinunciato perché avrei dovuto iniziarlo subito, lasciando il mio attuale lavoro senza preavviso, magari dicendo "eh mi hanno rapita gli alieni" e rinunciare così a buona parte dello stipendio (uno stipendio tutto sommato dignitoso) per 200€ al mese.
Quello che so degli stage è si chiamano stage e non lavoro perché si suppone che la stagista debba imparare un mestiere, seguire un progetto formativo e fare affidamento, per dubbi ed informazioni, su di un tutor. So anche che spesso si ricorre allo stage per fare lavorare gratis e a basso costo una persona.
Ci sto girando parecchio intorno. Allora, mi è stato proposto uno stage come addetta stampa, orario part-time e nessuna possibilità di inserimento nel breve periodo. Rimborso spese 200€. E fin qui. ok. Mi è stato spiegato che avrei dovuto iniziare subito perché la vecchia stagista stava per andare via e sarebbe stata lei a spiegarmi cosa fare e come prima di andarsene.
Aspetta. Una stagista che spiega cosa fare all'altra stagista. E poi? E poi c'è anche un co.co.co dall'aria contrita che però poverino ha un sacco da fare. E fra l'altro, siccome è andata via anche la segretaria e c'è proprio il rischio che in ufficio non rimanga nessuno in certi orari, ecco l'importante è che io vada lì dalle 12:30 alle 17:30 circa. Così se voglio arrotondare un po' (ma proprio un pizzico, eh), dato che 200€ sono davvero pochi, posso anche fare qualcosina d'altro, al posto della segretaria che è andata via. E la principale spesso è fuori per fare non so che di preciso (scusate, ma io quando i milanesi parlano velocemente o a bassa voce non riesco proprio a decifrare) per cui, in soldoni, mi troverei sola in ufficio a rispondere al telefono e ad organizzare le conferenze stampa per conto del loro grande cliente americano.
Probabilmente la perplessità che alberga nel mio animo e sul mio volto ha fatto sì che le sopracciglia adesso si trovino un po' troppo vicine all'attaccatura del capelli, che gli occhi siano più strabuzzati di quelli della Carfagna nella sua fase parlamentare e probabilmente chi mi siede di fronte se ne accorge e decide di venirmi incontro. Questa persona non è stata sgarbata o superficiale. Sembrava anzi un po' triste riguardo a tutta questa situazione. Insomma mi dice: "Senti, non lasciare il tuo lavoro. Prova a farti spostare gli orari in modo da essere libera nel pomeriggio. Lo so che 200€ non sono niente e non è giusto che tu debba rimetterci. Io ti posso solo offrire l'occasione di fare un'esperienza importante per il tuo curriculum ma non posso darti garanzie economiche".
E lì, rimango spiazzata. Come faccio a prendermela con te se non fai la stronza? Così mi fai sentire quasi in colpa, come se fosse un problema mio se tu non puoi pagarmi e cerchi di prendere due piccioni con una fava. Però insomma, è pur sempre un colloquio, io sono intimorita e sento una specie di cappa sul cuore perché ci sono rimasta di merda e allora taglio corto: "Onestamente non credo di poterlo fare, ma vorrei pensarci nelle prossime ore e darle una risposta sicura domani. Va bene?"
Va bene.
Ed esco fuori, l'aria è fredda e mi piace, salgo sul bus che passa subito e anche questo mi piace, poi prendo la metro in stazione centrale e dopo due fermate sono già arrivata e pure questo, mi piace un sacco. E nel frattempo ci penso, ci penso, ci penso. Ripercorro mentalmente ogni momento in cerca di un dettaglio rivelatore. Ma niente, non riesco a fare altro che avvilirmi. Per migliorare la situazione allora vado un po' su internet, andiamo a vedere come sta il mio blog.
Il mio blog.
Ecco il dettaglio. L'epifania. Nel mio curriculum, proprio sotto il mio numero di telefono, nella sezione "SONO UNA RAGAZZA MODERNA E CI HO REQUISITI SOCIAL" c'è il link a questo blog. Poco più sotto spiego anche di cosa parla e della mia attività da blogger. Mi sento un po' come un avvocato in cerca di gloria durante una brillante arringa.
"Ma può essere mai che una vede di cosa mi occupo, e mi viene a proporre uno stage/lavoro da 200€ al mese così in scioltezza?
...
...
...
Vuoi vedere che questa il curriculum nemmeno se l'è letto? Che per lei una vale l'altra, che insomma sta cercando disperatamente qualcuno e poco importa chi sia e cosa faccia, basta che stia lì a rispondere al telefono e che non la si debba pagare troppo?"
Eccola, la cognizione del mio dolore.
Iscriviti a:
Post (Atom)

